Il disco pieno non è solo scomodo: Windows rallenta sensibilmente, gli aggiornamenti falliscono, i programmi non riescono a creare file temporanei e cominciano errori che sembrano tutt'altro. La regola pratica è tenere sempre almeno il quindici per cento libero.
Ecco dove si nascondono i gigabyte, in ordine da quello che recupera di più a quello che recupera meno.
1. Vedere prima dove va lo spazio
Impostazioni, Sistema, Archiviazione: Windows mostra un riepilogo per categoria e permette di scendere nel dettaglio. È il punto di partenza: intervenire prima di aver guardato significa spesso cancellare la cosa sbagliata.
Se volete un quadro più preciso, esistono strumenti che disegnano una mappa delle cartelle per dimensione, e in genere rivelano subito il colpevole: una cartella di backup dimenticata, un archivio di foto, i file di un programma di montaggio video.
2. Pulizia file di sistema
Cercate "Pulizia disco" e, cosa fondamentale, premete Pulizia file di sistema. È questo pulsante che sblocca le voci pesanti:
- Installazioni precedenti di Windows, la cartella Windows.old: può occupare venti o trenta gigabyte. Si crea dopo un aggiornamento di versione e serve solo per tornare indietro entro i primi giorni. Passato quel periodo, è spazio sprecato.
- File di aggiornamento di Windows: pacchetti già installati che restano lì.
- File temporanei di installazione e cache varie.
Su un computer che non è mai stato pulito, questa singola operazione recupera regolarmente decine di gigabyte.
3. Sensore memoria
Nelle impostazioni di archiviazione c'è una funzione che fa questa pulizia da sola, periodicamente: svuota il cestino dopo un certo numero di giorni, elimina i file temporanei e libera i contenuti cloud non usati. Attivarla evita di ritrovarsi al punto di partenza fra sei mesi. È l'impostazione che consigliamo di mettere su tutte le postazioni aziendali.
4. I sospetti abituali
- Il cestino: banale, ma su alcune postazioni contiene anni di file.
- La cartella Download: è il magazzino involontario di ogni computer. Installatori, allegati, PDF scaricati due volte. Ordinatela per dimensione e fate pulizia.
- Cache dei browser: qualche gigabyte a browser, e sono spesso più di uno.
- File di sincronizzazione cloud: OneDrive, Dropbox e simili tengono copie locali. La funzione dei file su richiesta lascia visibili i documenti scaricandoli solo quando servono, e su un portatile con poco spazio cambia la vita.
- Vecchi profili utente: su computer usati da più persone nel tempo, ogni profilo si porta dietro la sua cartella con desktop, documenti e cache.
5. Le due grandi voci nascoste
- File di ibernazione. Occupa diversi gigabyte, pari a una quota della memoria installata. Su un computer fisso che non va mai in sospensione si può disattivare e recuperare quello spazio. Su un portatile, invece, lasciatelo: serve.
- Punti di ripristino del sistema. Possono arrivare a occupare parecchio. Non conviene disattivarli, perché sono utili quando qualcosa va storto, ma si può limitare lo spazio massimo assegnato dalle proprietà di protezione del sistema.
Cosa non cancellare mai
- Contenuti della cartella Windows che non passino dagli strumenti ufficiali di pulizia.
- File nella cartella Programmi eliminati a mano: i programmi si disinstallano, non si cancellano.
- Il file di paginazione, tranne casi molto specifici.
- Qualsiasi cosa suggerita da guide che promettono decine di gigabyte con comandi misteriosi.
Se lo spazio non basta comunque
Su un portatile con disco da 128 GB non c'è pulizia che tenga: quello spazio è insufficiente per Windows moderno più i programmi di lavoro. Le strade sono due, sostituire il disco con uno più capiente clonando il sistema, oppure spostare i dati su un archivio di rete lasciando sul portatile solo il necessario.
Prima di qualunque intervento sul disco, però, verificate di avere un backup: gli interventi di clonazione riescono quasi sempre, e il quasi è il motivo per cui il backup esiste.
Conclusione
Nell'ordine: pulizia file di sistema con la voce delle installazioni precedenti, sensore memoria attivo, cartella Download e cache, e infine ibernazione e punti di ripristino se serve. Tutto con strumenti già presenti in Windows, senza installare niente. Se avete postazioni che si riempiono in continuazione e utenti che non riescono più a salvare i documenti, possiamo intervenire in modo strutturale su archiviazione e organizzazione dei dati, che di solito è il vero problema sotto.