Reti & Connettività

VPN aziendale: quando serve davvero e come si configura bene

Non è un antivirus e non rende anonimi. Serve a una cosa precisa, e va fatta in un modo preciso.

La parola VPN viene usata per cose molto diverse fra loro. Quella che pubblicizzano i servizi in abbonamento serve a mascherare la provenienza del traffico. Quella aziendale serve a tutt'altro: collegare in modo sicuro chi sta fuori alle risorse che stanno dentro. Confondere le due porta a scelte sbagliate.

A cosa serve una VPN aziendale

Il punto chiave è l'ultimo: la VPN esiste per non dover pubblicare servizi interni su internet. Ogni servizio che riuscite a togliere dall'esposizione pubblica e mettere dietro VPN è una porta in meno da difendere.

A cosa non serve

Una VPN non protegge dai virus, non blocca il phishing, non mette al sicuro un computer già compromesso. Anzi: se il portatile di un dipendente è infetto, la VPN porta quel problema direttamente dentro la rete aziendale. È un tunnel, non un filtro.

Le due tipologie principali

Site-to-site: due firewall, uno per sede, mantengono un tunnel permanente. Gli utenti non devono fare nulla, le due reti si vedono. È la soluzione giusta per collegare filiali, magazzini, punti vendita.

Client-to-site (accesso remoto): il singolo utente lancia un programma sul proprio computer e si collega. È quella dello smart working e dell'assistenza. Qui la configurazione fa tutta la differenza.

Gli errori di configurazione più frequenti

  1. Nessuna autenticazione a due fattori. Una VPN protetta solo da username e password è a una password di distanza dal disastro. Se avete una sola cosa da sistemare, sistemate questa.
  2. Accesso totale alla rete. Chi si collega da remoto per usare il gestionale non deve poter raggiungere il centralino, le telecamere e tutti i PC dell'ufficio. L'accesso va limitato ai soli server e alle sole porte necessarie.
  3. Account condivisi. Un solo utente "vpn" usato da otto persone rende impossibile sapere chi ha fatto cosa e impedisce di revocare un singolo accesso.
  4. Account mai revocati. Le credenziali VPN di chi ha lasciato l'azienda anni fa sono ancora attive più spesso di quanto si immagini. Serve una revisione periodica dell'elenco.
  5. Firmware del firewall non aggiornato. Le vulnerabilità sui concentratori VPN sono fra le più sfruttate in assoluto negli attacchi alle aziende: sono esposte per definizione.
  6. Nessun registro degli accessi. Senza log non si capisce nulla né durante né dopo un incidente.

Split tunnel: sì o no

Con lo split tunnel solo il traffico diretto all'azienda passa nel tunnel, il resto va su internet direttamente. Alleggerisce la linea aziendale ed è comodo per le videoconferenze. In cambio si perde il controllo su cosa fa quel computer mentre è collegato. La scelta dipende da quanto sono sensibili i dati e da che controlli avete sulle postazioni: entrambe le configurazioni sono legittime, purché sia una decisione consapevole.

Le alternative da valutare

Per alcuni scenari esistono soluzioni più semplici e più sicure della VPN classica: pubblicare un singolo applicativo tramite un portale con autenticazione forte, oppure adottare un approccio a verifica continua (zero trust) in cui si autorizza l'accesso alla singola risorsa e non all'intera rete. Se l'unica esigenza è far lavorare tre persone su un gestionale, aprire l'intera rete è sproporzionato.

Conclusione

La VPN aziendale resta lo strumento giusto per collegare sedi e far lavorare le persone da fuori, a condizione che abbia doppio fattore, accessi limitati al necessario, utenze nominali e firmware aggiornato. Se avete una VPN configurata anni fa e mai più rivista, vale la pena farle un controllo: possiamo verificarla e metterla in sicurezza.

Servizi
Fibra
Gestione
Supporto
Contatti