Le estensioni che bloccano la pubblicità funzionano bene, ma solo dentro il browser dove le avete installate. Il telefono che apre un'app, il televisore che carica banner, il tablet dei bambini: tutto questo resta scoperto. Pi-hole affronta il problema da un altro lato, cioè a livello di rete, e vale per qualunque dispositivo si colleghi.
Come funziona, in parole semplici
Ogni volta che un dispositivo deve contattare un sito, chiede prima a un server DNS di tradurre il nome in un indirizzo. Pi-hole si mette proprio lì: diventa il DNS della vostra rete e, quando la richiesta riguarda un dominio noto per pubblicità o tracciamento, risponde "non esiste". Il contenuto non viene neanche scaricato.
Il risultato pratico: pagine più leggere, meno traffico, meno tracciamento e, sui collegamenti lenti, una navigazione percepibilmente più rapida.
Cosa serve
Un Raspberry Pi anche modesto è più che sufficiente: il carico è minimo. Servono un indirizzo IP fisso per il dispositivo e, idealmente, il collegamento via cavo. L'installazione è guidata da uno script ufficiale e richiede pochi minuti.
Il passaggio importante viene dopo: dire alla rete di usarlo. Ci sono due modi.
- Cambiare il DNS distribuito dal router a tutti i dispositivi. È la strada corretta e copre tutto in un colpo.
- Impostarlo manualmente sui singoli dispositivi, se il router non permette la modifica. Funziona, ma è meno pratico da gestire.
Un'accortezza che evita chiamate imbarazzanti: se Pi-hole si ferma, la rete resta senza DNS e sembra che internet sia caduta. Conviene lasciare come DNS secondario quello del router o un DNS pubblico, oppure, in un contesto aziendale, avere un secondo dispositivo. È il classico caso in cui la ridondanza costa venti euro.
Cosa blocca e cosa no
Blocca bene:
- Banner e pubblicità caricate da domini pubblicitari noti.
- Tracciatori e sistemi di analisi comportamentale.
- Chiamate a casa di dispositivi domestici e televisori.
- Buona parte dei domini usati per il malware, se aggiungete le liste apposite.
Non blocca:
- La pubblicità servita dallo stesso dominio del contenuto: il caso più noto sono i video di YouTube, che restano.
- Contenuti già dentro le app che non passano da un DNS esterno.
- Le richieste dei dispositivi che usano DNS cifrato con server propri codificati nell'applicazione, che scavalcano la vostra configurazione.
Questo ultimo punto è sempre più rilevante: alcuni browser e sistemi operativi tendono a usare il proprio DNS cifrato. Nella maggior parte dei casi si può disattivare nelle impostazioni, e sulle reti aziendali si può forzare a livello di firewall.
La configurazione che evita problemi
- Non esagerate con le liste di blocco. Aggiungerne dieci provoca falsi positivi: siti che non si aprono, banche che non funzionano, app che si bloccano. Due o tre liste ben curate danno il novanta per cento del beneficio.
- Imparate a usare le eccezioni. Quando qualcosa non funziona, il registro di Pi-hole mostra quale dominio è stato bloccato: aggiungerlo alle eccezioni è questione di un clic.
- Avvisate chi usa la rete. In azienda, un dipendente che vede un sito non funzionare pensa a un guasto: se sa che c'è un filtro, la prima chiamata è già mezza risolta.
- Occhio alla privacy interna. Pi-hole registra le richieste per dispositivo. In un contesto aziendale questo è un trattamento di dati che riguarda i lavoratori: va valutato con attenzione, limitando la conservazione dei registri e informando il personale.
In azienda ha senso?
Sì, ma con un obiettivo diverso da quello domestico. In azienda il valore principale non è togliere i banner: è ridurre l'esposizione a domini malevoli e avere visibilità su cosa contattano i dispositivi. Detto questo, se avete già un firewall con filtro dei contenuti, quella è la sede naturale della funzione e Pi-hole diventa ridondante.
Dove invece è particolarmente utile: reti separate per dispositivi non presidiati, sale d'attesa, Wi-Fi ospiti, dove volete filtrare senza toccare i dispositivi delle persone.
Conclusione
Pi-hole è uno di quei progetti che si installano in mezz'ora e si notano tutti i giorni. Va però trattato come un pezzo dell'infrastruttura di rete e non come un esperimento: indirizzo fisso, un secondo DNS di riserva, liste ragionevoli. Se volete introdurre un filtro DNS nella rete aziendale in modo coerente con quello che avete già, possiamo valutare se conviene un dispositivo dedicato o attivare la funzione sul firewall esistente.