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Raspberry Pi come archivio di rete: quando ha senso e quando no

Un disco condiviso da tutta la casa con cinquanta euro di hardware. Con qualche limite da conoscere prima.

L'idea è allettante: un Raspberry, un disco USB, e all'improvviso avete una cartella condivisa raggiungibile da tutti i computer di casa o dello studio, con una spesa di poche decine di euro contro le centinaia di un NAS commerciale. Funziona davvero, e in certi scenari è la scelta giusta. In altri, è un modo elegante per perdere dei dati.

Cosa serve

La configurazione in breve

Il disco va formattato in un formato Linux, tipicamente ext4, e montato automaticamente all'avvio con un riferimento stabile, non con il nome della porta, che può cambiare. Poi si installa Samba, il servizio che rende la cartella visibile a Windows e Mac, si definisce la condivisione e si creano gli utenti con le rispettive password.

Due regole di igiene fin da subito: niente condivisioni aperte a chiunque senza autenticazione, e utenti distinti per ogni persona, non un accesso unico condiviso. Aggiungerli dopo è sempre più faticoso.

Che prestazioni aspettarsi

Con Raspberry Pi 4 o 5, rete gigabit via cavo e disco USB 3 decente, ci si assesta su velocità di trasferimento nell'ordine delle decine di megabyte al secondo. Tradotto: copiare qualche gigabyte richiede minuti, non ore, ed è più che sufficiente per documenti, foto e archivi.

Dove invece si sente il limite: montaggio video direttamente dalla condivisione, molti utenti che scrivono contemporaneamente, database che lavorano sul disco condiviso. Lì serve altro.

I limiti veri, da mettere in conto

Quando invece conviene un NAS commerciale

Se i dati sono di lavoro, la risposta è quasi sempre questa. Un NAS da due dischi di marca nota vi dà: dischi in mirroring, applicazioni di backup automatico verso cloud, snapshot che permettono di recuperare i file dopo un attacco ransomware, gestione utenti seria, aggiornamenti di sicurezza e supporto. Costa tra le tre e le sei volte tanto, e per un'azienda vale ogni euro.

La regola pratica: se la perdita di quei dati vi costerebbe più di una giornata di lavoro, non è materia da Raspberry.

Dove il Raspberry come archivio è la scelta giusta

Conclusione

Un Raspberry con un disco è un ottimo archivio di rete di secondo livello e un pessimo unico contenitore dei vostri dati importanti. La differenza non la fa la tecnologia, la fa la presenza di una seconda copia. Se dovete organizzare l'archiviazione e i backup di uno studio o di una piccola azienda, possiamo impostare la soluzione dimensionata sul valore reale dei vostri dati, che a volte è un NAS e a volte è semplicemente un backup fatto bene su ciò che avete già.

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