Il gruppo di continuità è uno di quegli acquisti che sembrano superflui finché non serve. Poi arriva il temporale, il server si spegne di colpo e il database resta a metà di una scrittura. A quel punto il costo dell'UPS diventa improvvisamente ragionevole.
Le tre famiglie di UPS
Non sono tutti uguali e la differenza non è solo di prezzo.
- Offline (standby): interviene solo quando manca la corrente, con un tempo di commutazione di qualche millisecondo. Va benissimo per un PC da ufficio o un NAS domestico. Non filtra le variazioni di tensione.
- Line interactive: aggiunge un regolatore automatico che compensa cali e picchi di tensione senza passare a batteria. È la scelta corretta per la maggior parte delle piccole aziende: rete elettrica italiana e sbalzi frequenti si sposano male.
- Online a doppia conversione: la corrente passa sempre attraverso l'UPS, quindi non c'è alcuna commutazione. È quello che serve per server critici, apparati di rete importanti o zone con alimentazione instabile. Costa di più e consuma di più, ma è l'unico che isola davvero il carico dalla rete.
Come si calcola la potenza
Sui cartellini trovate i VA (voltampere) e spesso anche i Watt. Sono numeri diversi: quello che conta per il vostro carico è il valore in Watt.
- Sommate l'assorbimento reale in Watt di tutto ciò che volete proteggere: server, switch, router, NAS, eventualmente un monitor per l'emergenza.
- Aggiungete un margine del 25-30%: serve per l'invecchiamento delle batterie e per eventuali aggiunte future.
- Verificate che il valore in Watt dell'UPS (non solo i VA) copra il totale.
Un errore comune è collegare all'UPS anche stampanti laser o condizionatori: assorbono picchi enormi all'accensione e mandano l'apparecchio in sovraccarico. Le stampanti laser vanno sempre su presa normale.
L'autonomia: quanto serve realmente
Molti chiedono un UPS che tenga acceso tutto per un'ora. Quasi mai è la scelta giusta. L'obiettivo non è continuare a lavorare al buio, è spegnere tutto in modo ordinato.
Dieci-quindici minuti di autonomia sono sufficienti se l'UPS è collegato via USB o rete al server e configurato per avviare lo spegnimento automatico dopo pochi minuti di blackout. Questo è il punto che quasi tutti saltano: un UPS senza software di spegnimento protegge solo dai micro-blackout.
La manutenzione che nessuno fa
Le batterie al piombo di un UPS durano in media dai tre ai cinque anni, meno se l'apparecchio sta in un locale caldo. Un UPS con batterie esaurite dà una falsa sensazione di sicurezza: il led è verde, ma all'occorrenza regge dieci secondi.
- Fate un test di scarica almeno una volta l'anno, in orario in cui un eventuale spegnimento non fa danni.
- Annotate la data di installazione delle batterie sull'apparecchio con un pennarello.
- Tenete l'UPS in un punto areato: ogni grado in più accorcia la vita delle batterie.
- Controllate periodicamente che il software di spegnimento sia ancora installato e funzionante dopo aggiornamenti di sistema.
Cosa proteggere in un piccolo ufficio
Un ordine di priorità sensato: prima il server o il NAS che contiene i dati, poi router e switch (senza rete il server non serve a nessuno), poi le postazioni che lavorano su gestionali dove un'interruzione può corrompere un documento aperto. Le postazioni che usano solo web e posta possono anche spegnersi senza conseguenze.
Conclusione
Un UPS ben dimensionato costa una frazione del danno di un database corrotto o di un disco che salta durante una scrittura. La regola pratica: line interactive per l'ufficio, online per il server critico, sempre con spegnimento automatico configurato e batterie controllate. Se volete una valutazione dei carichi e una scelta su misura per la vostra sala tecnica, possiamo occuparcene noi.