I piani di continuità hanno una brutta fama: documenti enormi scritti per un adempimento e mai più aperti. Per una piccola azienda serve l'opposto: poche pagine che una persona qualsiasi possa prendere in mano il giorno in cui il server non parte e il titolare non è raggiungibile.
Le due domande di partenza
Tutto il piano discende da queste, e vanno poste per ogni servizio, non in generale:
- Quanto tempo possiamo restare senza? Il gestionale forse due ore, l'archivio storico forse una settimana.
- Quanti dati possiamo perdere? Se la risposta è "quelli di oggi pomeriggio", un backup notturno non è sufficiente.
Rispondere servizio per servizio evita di spendere per proteggere tutto allo stesso modo, che è l'errore più costoso.
La classifica delle priorità
Scrivete l'elenco di ciò che serve per lavorare e mettetelo in ordine. Un esempio tipico per una piccola azienda:
- Connessione internet e telefonia (senza, non si comunica con nessuno).
- Posta elettronica.
- Gestionale e database.
- Cartelle di lavoro correnti.
- Archivi storici e documentazione.
Questa classifica è ciò che detta l'ordine delle operazioni quando c'è da ripartire, ed è il motivo per cui va scritta prima: nel momento del guasto tutti vorranno la propria cosa per prima.
Cosa deve contenere il documento
- Contatti: fornitore IT, operatore telefonico, fornitore del gestionale, elettricista, con numeri diretti e riferimenti contrattuali. Non solo il centralino.
- Schema dei sistemi: cosa gira dove, quali dipendenze ci sono, dove stanno i backup.
- Credenziali di emergenza: conservate in un gestore di password con almeno due persone abilitate. Se le sa una persona sola ed è in ferie, il piano non esiste.
- Procedure di ripristino in passi numerati, scritte in modo che le segua chi non le ha mai fatte.
- Modalità di lavoro alternativa: come si continua a lavorare mentre si ripristina. A volte è carta e penna, e va bene, purché sia deciso prima.
- Chi decide: una persona con l'autorità di dire "ricostruiamo" o "aspettiamo", e un sostituto.
Gli scenari da considerare
Non serve immaginare catastrofi esotiche. Bastano quattro casi realistici, che coprono la quasi totalità di quello che accade davvero:
- Guasto hardware del server o dello storage.
- Ransomware con dati cifrati e backup di rete attaccati.
- Perdita della connettività o della linea telefonica.
- Indisponibilità della sede: allagamento, incendio, blocco dell'accesso.
Per ciascuno, due righe: cosa facciamo, chi chiamiamo, in quanto tempo contiamo di ripartire.
La prova, che è la parte che fa la differenza
Una volta l'anno, mezza giornata: ripristinate una macchina in un ambiente separato, verificate che il gestionale apra i dati, cronometrate. Quasi sempre emergono le stesse sorprese — tempi molto più lunghi del previsto, una licenza che chiede l'attivazione, un percorso escluso dal backup, una password che nessuno ha più.
Meglio scoprirle in una mattina pianificata che alle sei di sera di un venerdì.
Conclusione
Un piano di ripartenza utile sta in quattro pagine, vive in un posto raggiungibile anche se la rete è ferma (compresa una copia cartacea) e viene provato una volta l'anno. È l'investimento con il miglior rapporto fra costo e tranquillità che una piccola azienda possa fare. Se volete costruirlo insieme e fare una prova di ripristino reale, possiamo affiancarvi.