Server & Cloud

Cloud o server in sede: come si fa davvero il confronto

Il paragone non è fra prezzo di acquisto e canone. Ci sono voci che quasi nessuno mette nel conto.

La domanda arriva sempre nella stessa forma: "conviene di più il cloud o tenere il server qui?". La risposta onesta è che dipende, ma non nel senso vago del termine: dipende da variabili precise che si possono elencare e valutare.

Il confronto dei costi, fatto bene

Chi difende il server in sede confronta il prezzo di acquisto con il canone annuale e conclude che il cloud costa di più. Il conto però va fatto su cinque anni e includendo tutto.

Server in sede: acquisto hardware, licenze del sistema operativo e di accesso, gruppo di continuità, sistema di backup, spazio e condizionamento del locale, consumi elettrici, contratto di assistenza, ore di gestione e aggiornamento, sostituzione a fine vita, e il costo del fermo in caso di guasto.

Cloud: canone per utente, banda internet adeguata e possibilmente ridondata, eventuale servizio di backup dei dati cloud (che non è incluso, contrariamente a quanto molti credono), ore di gestione delle identità e dei permessi, costi di uscita se un giorno si volesse tornare indietro.

Fatto così, il divario si riduce parecchio e a volte si inverte. Ma il punto è che i costi non sono la variabile decisiva nella maggior parte dei casi.

Le variabili che contano di più

  1. La connettività. Se la vostra linea è instabile o l'upload è modesto, spostare tutto in cloud significa fermare l'azienda a ogni disservizio. Con due linee di operatori diversi il discorso cambia.
  2. Il tipo di file. Archivi pesanti su cui si lavora tutto il giorno stanno meglio vicini. Documenti d'ufficio stanno benissimo in cloud.
  3. Gli applicativi. Molti gestionali verticali sono nati per stare su un server locale e in cloud richiedono comunque una macchina virtuale: a quel punto il vantaggio di semplicità si assottiglia.
  4. Chi gestisce. Il cloud toglie manutenzione hardware ma aggiunge amministrazione delle identità, delle licenze e dei criteri di sicurezza. Non è "non serve più nessuno", è "serve qualcuno che faccia cose diverse".
  5. La continuità. Un guasto al server in sede si risolve con i vostri tempi e i vostri fornitori. Un disservizio del fornitore cloud si risolve con i suoi, e voi potete solo aspettare.

Il punto che quasi tutti sbagliano: il backup del cloud

I fornitori garantiscono che il servizio sia disponibile e che i loro datacenter non perdano dati. Non garantiscono di restituirvi ciò che voi avete cancellato oltre i tempi di conservazione previsti, né vi proteggono da un account compromesso che cancella la posta. Un servizio di backup di terze parti sui dati in cloud non è un'opzione da valutare: è parte della configurazione corretta.

La soluzione che sceglie la maggior parte delle PMI

Nella pratica l'assetto più diffuso e più equilibrato è ibrido:

Questo assetto sfrutta il cloud dove è imbattibile — collaborazione, accesso da ovunque, nessuna manutenzione — e tiene in sede ciò che dalla vicinanza trae un vantaggio reale.

Conclusione

Non esiste una risposta valida per tutti: esiste un confronto da fare su cinque anni, includendo tutte le voci, e soprattutto guardando connettività e applicativi. Nella maggioranza delle piccole aziende la configurazione ibrida è quella che regge meglio. Se volete un'analisi della vostra situazione con i numeri e non con le impressioni, possiamo prepararla.

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